Litorale Jonico Cosentino

Evadere per Amarsi - Amarsi sul Litorale

Evadere per Amarsi
Luoghi e Location per riaccendere la passione

Il regalo ideale per un evento importante

Stupite la vostra dolce metà con una settima romantica. Il pacchetto Evadere per Amarsi è molto più di un semplice regalo.
Magiche destinazioni del litorale per camminare mano nella mano, rilassarsi e rifugiarsi dalla frenesia della vita quotidiana.
Regala il pacchetto Evadere per Amarsi per ricordare in eterno la settimana romantica per eccellenza.


Il pacchetto comprende

  • Hotel 4 stelle
  • Sette notti in camera matrimoniale con prima colazione
  • Benvenuto in camera con bottiglia di Vino D.O.C., frutta,  dolci tipici, fiori e candele, la  prima notte
  • Due cene al ristorante in hotel con bevande incluse a lume di candele.
  • Una cena romantica fuori hotel con bevande, frutta e dolci inclusi
  • Visita guidata tra i  borghi piu' romantici del litorale*.

ACQUISTA € 799,00

*la visita guidata è facoltativa non inclusa nel prezzo, eventualmente da pagare in hotel.
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Tenere Carezze - Amarsi sul Litorale

Tenere Carezze
Mete Romantiche per chi si Ama

Notti d'amore dalle intense emozioni

I luoghi più romantici del litorale. Una Passeggiata tra un fiabesco castello, una cena e un brindisi in una location perfetta,  un bacio al tramonto su una meravigliosa spiaggia del litorale, queste le proposte che il pacchetto Tenere Carezze saprà regalarvi.


Il pacchetto comprende

  • Hotel 4 stelle
  • Cinque notti in camera matrimoniale con prima colazione
  • Benvenuto in camera con bottiglia di prosecco, frutta,  dolci tipici, fiori e candele, la prima notte
  • Due cene al ristorante in hotel a lume di candele.
  • Visita guidata in uno dei borghi piu' suggestivi del litorale*.

ACQUISTA € 549,00

*la visita guidata è facoltativa non inclusa nel prezzo, eventualmente da pagare in hotel.
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Litorale per Due - Amarsi sul Litorale

Litorale per Due
Luoghi ed Atmosfera da sogni del Litorale Jonico Cosentino

3 Notti
2 Persone
Insieme per  notti d'amore indimenticabili

Il regalo perfetto per gli innamorati, tre notti per due persone nei borghi più romantici ed affascinanti.
Il pacchetto Litorale per Due è  ideale per l'anniversario di fidanzamento o per la luna di miele, dove la coppia potrà emozionarsi con le atmosfere da favola ed ammirando scorci mozzafiato.


Il weekend comprende

  • Hotel 4 stelle
  • Tre notti in camera matrimoniale con prima colazione
  • Benvenuto in camera con bottiglia di prosecco frutta e dolci tipici, la prima notte
  • Visita guidata in uno dei borghi piu' suggestivi del litorale*.

ACQUISTA € 339,00

*la visita guidata è facoltativa non inclusa nel prezzo, eventualmente da pagare in hotel.
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Notti e Seduzioni - Amarsi sul Litorale

Notti e Seduzioni
Location di seduzione

Romantiche notti d'amore per gli innamorati

Il pacchetto Notti e Seduzione è l'esperienza per la coppia che decide di partire per un romantico weekend.
Suggellare il proprio amore con un fine settimana intenso in romantici scenari è il più bel regalo che due innamorati si possano fare.
Fai o fatevi un regalo romantico con il pacchetto  Notti e seduzione.


Il weekend comprende

  • Hotel 4 stelle
  • Una notte in camera matrimoniale, con prima colazione
  • una bottiglia di vino, frutta e dolci in camera, per una notte
  • visita guidata in uno dei luoghi piu' romantici del litorale*.
ACQUISTA € 229,00

*la visita guidata è facoltativa non inclusa nel prezzo, eventualmente da pagare in hotel.
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I Dolci - Sapori e Profumi

I DOLCI 
La Pitta 'MPIGLIATA di San Giovanni in Fiore, il Buccunotto o Bocconotto di Mormanno e di San Demetrio Corone, I Fichi di Cosenza e di Cassano allo Ionio, Le Marmellate della Piana di Sibari

Tra i vari dolci del litorale sen’altro i più tipici sono La Pitta 'MPIGLIATA e i Bocconotti

La Prima è il dolce tipico con cui nelle località del litorale si concludono tutti i pranzi di nozze.
In passato l'obbligo della realizzazione di questo dolce spettava allo sposo (questo veniva scritto nel contratto nuziale che veniva stipulato).
Il termine pitta indica pizza, e questa pizza nell'Italia meridionale sta per indicare torta, dolce o salata, ma di forma rotonda; il termine 'mpigliata invece sta ad indicare il modo in cui viene chiusa la pasta, e cioè arrotolata e racchiusa in una sfoglia esterna. 
Al giorno d'oggi, alcuni rispettano la tradizione di dolce per le nozze, altri invece usano preparala come dolce natalizio. 
Il Bocconotto,invece sono dei dolcetti friabili di pasta frolla farciti tradizionalmente con mostarda d’uva o con la marmellata di bergamotto, un profumatissimo agrume tipico calabrese, coltivato quasi esclusivamente in alcune aree della costa jonica in provincia di Reggio Calabria, oppure con confettura di fichi, preparata con i fichi dottati tipici cosentini.

Le Marmellate del Litorale.
Con le marmellate e le confetture l 'obiettivo è quello di valorizzare una delle più importanti risorse che la Piana di Sibari che possiede gli agrumi.
Alcune industrie si sono specializzate negli anni nella trasformazione dei migliori agrumi dell'Alto Jonio, come le clementine Corigliano ed i limoni di Rocca Imperiale, che godono entrambi del riconoscimento IGP, e poi le arance, le arance rosse.
Trebisacce, va orgogliosa di una particolare varietà tardiva di arance: il Biondo di Trebisacce. 
La sua caratteristica principale, essere molto succoso e dalla scorza sottile, è il periodo in cui va in maturazione: da marzo fino a luglio. 
Entro 48 ore dalla raccolta, questi preziosissimi frutti della natura, vengono trasformati in marmellata. Le tecniche di trasformazione derivano dalla antica tradizione calabrese e la preparazione delle marmellate avviene secondo metodi artigianali, impiegando esclusivamente agrumi di primissima qualità e zucchero. Non viene aggiunta nessuna sostanza addensante o conservante.
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I Liquori - Sapori e Profumi

I LIQUORI 
sapori, che sorprende il palato lasciando in bocca tutto il sapore delle buone cose del nostro meridione.

IL Liquore di Liquirizia Amarelli di Rossano, i Liquori al Mandarino di Corigliano, i Liquori al Finocchietto Selvatico di Altomonte.


I liquori del litorale Jonico Cosentino sono unici, perchè prodotti nel segno della tradizione della localita' di produzione.

Di antica ricetta e fatti ancora artigianalmente, proprio come quelli della nonna, realizzati a base di frutti tipici ed erbe spontanee del litorale, gli elementi peculiari che contraddistinguono questi prodotti sono appunto il sapore originale, l’aroma inconfondibile delle cose naturali,gradevolezza al palato per via del contenuto livello di alcool.

Si spazia, così, dal liquore alla liquirizia, ovviamente quella calabrese, “la migliore in assoluto” considerando che di proposte analoghe in giro ce ne sono numerose, ma che hanno un po’ tutte un sapore per così dire “annacquato”; viene preparato con aromi, essenze, e profumi di piante (radici di liquirizia) tipiche della zona, seguendo un processo artigianale di macerazione a freddo.

Famosissimo, il Liquore di Liquirizia Amarelli, in tutto il mondo che si produce a Rossano Calabro.

O ancora quello di mandarini clementine tassativamente provenienti dalla zona tipica di produzione di Corigliano Calabro, dai retrogusti infiniti che raccontano delle verdi e pianeggianti 

zone del litorale jonico cosentino nelle quali vengono coltivati; o quello introvabile di alloro, che si caratterizza in particolare per le sue virtù altamente digestive; ed ancora quello di finocchietto 

selvatico, opportunamente raccolto in primavera e lasciato pazientemente a decantare per ottenere un preparato corposo e delicato al tempo stesso, molto simile a quegli affascinanti 

liquori sedicenti terapeutici, di sapore medioevale, frutto della mirabile pazienza dei frati e oggi prodotti ad Altomonte.

I liquori del litorale sono quindi una indicibile esplosione di sapori, che sorprende il palato lasciando in bocca tutto il sapore delle buone cose del nostro meridione.
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Il Pesce - Sapori e Profumi

La Rosamarina o Caviale Calabrese di  Cariati, il Pesce Azzurro di Amendolara, le Alici di Trebisacce  e il Tonnetto di Schiavonea.


Pesca nello Ionio con il delicato tramonto all'orizzonte Una flotta di pescherecci con uomini a bordo indaffarati dediti a porre il fresco pescato nelle casse, una torre d'avvistamento in lontananza e, in primo piano, il paesaggio sul litorale ionico. Una immagine particolare scandita da colori irripetibili.

Uomini di mare che da generazioni si dedicano ad uno dei mestieri più antichi, persone che hanno sempre vissuto a stretto contatto col mare. Sono proprio loro e la bonta' del mar jonio, che portano sulle tavole dei turisti calabresi le varie specialita' che esso offre; come ad esempio il pesce azzurro che vive in profondità.

Il novellame è conosciuto con il nome, comune a tutto il pesce azzurro, di "Bianchetto"; dove si produce il prodotto tipico quale è la famosa e gustosa Sardella o Rosamarina o meglio conosciuto come il caviale calabrese.

A primavera si avvicina alla costa per riprodursi, dove depone fino a 40.000 uova. Nello Ionio accresce più rapidamente per la grande disponibilità di plancton. E' alla base della catena alimentare.

L'Acciuga è commercializzata fresca, congelata, salata, sott'olio, in salsa ed in pasta (succo salato e concentrato). Prelibate sono anche in arrosto.

A questi si aggiunge anche il tonnetto del litorale jonico cosentino , di piccole dimensioni rispetto al normale tonno, dove il periodo di maggior pescosità è giugno - settembre. Dalla sua lavorazione si ottengono prodotti tipici quali il lattume, la salsiccia, la bresaola, il cuore, la ficazza, il mosciame ed una celebre bottarga.
Le sue qualità possono essere apprezzate consumandolo crudo al carpaccio o in sushi oppure cotto in padella, forno, alla brace. Si presta anche per preparare eccellenti sughi per condire la pasta.
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L' Olio - Sapori e Profumi

L'Olio di Olive di Corigliano Calabro, Rossano, Altomonte

Sul Litorale Jonico Cosentino la presenza dell'ulivo è documentata almeno sin dal tempo dei Greci (VIII/VII sec. a.C.), ma si deve ai Romani, con l'introduzione di importanti innovazioni e il perfezionamento delle tecniche olearie, l'enorme sviluppo e la diffusione di questa coltura antichissima. Alberi sempreverdi e molto longevi, col loro verde argento straordinario, gli olivi sono oggi parte inconfondibile del nostro paesaggio agrario. Gli impianti arborei, veri e propri monumenti della natura, si adattano a terreni anche impervi.
L'Olio viene prodotto durante quasi tutta la stagione autunnale e per l'intero inverno l'attività primaria degli agricoltori è incentrata sulla raccolta delle olive e sulla loro trasformazione. Viene conservato nelle cantine al riparo dall'aria, dalla luce e da ogni odore estraneo, in recipienti di acciaio inox, 
anticamente in grandi vasi di terracotta (giare) e di zinco. Durante il periodo di conservazione si effettuano delle operazione di travaso per l'eliminazione dei residui della decantazione (le morchie), che alimentano le caratteristiche organolettiche dell'Olio. 
L'Olio del Litorale viene considerato uno dei migliori per la posizione geografica dei uliveti sistemati in collina e distanti dal mare. 
Il periodo di raccolta delle olive determina le caratteristiche organolettiche dell'Olio.
La raccolta delle olive inizia il mese di novembre e l'Olio che se ne ricava è di colore verdone, mentre nei mesi di dicembre-gennaio si ottiene un Olio di colore verde-oro e giallo-oro.
Anticamente e ancora oggi l'Olio di Corigliano viene usato come prodotto omeopatico nel trattamento delle ustioni superficiali della pelle, come abbronzante e viene somministrato per uso pediatrico.
L'olio del litorale viene esportato sui mercati nazionali ed esteri, dove è molto richiesto.
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I Formaggi - Sapori e Profumi

IL Caciocavallo e La Ricotta di Camigliatello Silano, Il Pecorino del Pollino, il Butirro di Acri.

Il Caciocavallo Silano DOP è, senza alcun dubbio, fra i più antichi e caratteristici formaggi a pasta filata del Mezzogiorno d'Italia. La tesi più accreditata sull'origine della denominazione "caciocavallo" la fa derivare dalla consuetudine di appendere le forme di formaggio, in coppie, a cavallo di pertiche di legno, disposte in 
prossimità di focolari. Il primo autore che descrive la tecnica usata dai greci nella preparazione del cacio è Ippocrate nel 500 a.C. In seguito diversi autori latini, fra cui Columella e Plinio, hanno trattato dei formaggi nelle proprie opere. In particolare, Plinio esalta le qualità del butirro, antenato del nostro caciocavallo, definito "cibo delicatissimo". La denominazione silano, invece, deriva dalle origini antiche del prodotto, legate all'altopiano della Sila. La Denominazione di Origine Protetta è stata riconosciuta il 1 luglio 1996.
Caratteristiche e fasi di produzione Il Caciocavallo Silano DOP è un formaggio prodotto con latte vaccino. Ha forma ovale o troncoconica, con una crosta sottile, liscia, di marcato colore paglierino e pasta omogenea, compatta, con lievissima occhiatura di colore bianco o giallo paglierino, più carico all'esterno e meno all'interno. E' caratterizzato da un sapore aromatico, piacevole, fusibile in bocca, normalmente delicato e tendenzialmente dolce quando il formaggio è giovane, fino a divenire piccante a maturazione avanzata. 
La crosta, sottile, liscia, di marcato colore paglierino in superficie, può manifestare la presenza di leggere insenature dovute ai legacci. La pasta si presenta omogenea o con lievissima occhiatura, di colore bianco o giallo paglierino.
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Il Pane - Sapori e Profumi


IL PANE FATTO IN CASA è una tradizione ancora viva in tutta la Calabria. La tradizione vuole che si disponga la farina setacciata col "crivu" in un contenitore di legno, la "majilla", a cui si aggiungono gli altri ingredienti. Dopo l'impasto manuale, si ottiene un composto omogeneo trasformato successivamente in panette di varie forme. Si lascia lievitare per qualche ora e poi si inforna usando una pala di legno. La preparazione del forno è molto accurata: si accende il fuoco alimentato dalle frasche secche e quando si è raggiunta la temperatura desiderata, si bagna con uno straccio il fondo per diminuirne la forza termica. Il lievito una volta si faceva in casa miscelando la farina insieme ad acqua, lasciando il tutto inacidire in uno strofi naccio di lino, per poi "nutrirlo" per circa 20 giorni. La particolarità di questo pane è che può durare anche un mese se custodito in ceste di vimini o disposto su ripiani di legno in locali poco aerati. Un tempo alcune donne avevano anche un timbro di legno con le iniziali della famiglia. Li chiamavano marchi per il pane. Nella Bottega Barbieri, un'abitazione storica, è ospitato il panificio Magliari, dove Franca Magliari, per eventi ed occasioni importanti, mostra come si faceva il pane in casa. Insomma stiamo parlando della creazione di un vero punto per le degustazioni, aperto al pubblico almeno una volta al mese. Si produce pane casereccio a lievito naturale, le focacce dette pitte, la pizza casereccia farcita con pomodoro cotto, con peperoni e basilico, da gustare calda o fredda.
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I Vini - Sapori e Profumi

IL Moscato di Saracena, Il Condoleo di Mandatoriccio, I Vini di Frascineto, il Farneto di San Donato di Ninea

Il Moscato di Saracena 
Nasce qui, uno dei pochi vini italiani adottati da Slow Food come presidio per via di un procedimento cui origini risalgono, dal punto di vista documentale, almeno al '500. La vera particolarità è il metodo: dopo la raccolta l'uva moscato è appesa a graticci ombreggiati e fatto appassire per 20 giorni circa. A questo punto, manualmente in stile francese vengono selezionati gli acini migliori, eliminando quelli con muffe indesiderate e altri difetti. Segue una pigiatura estremamente soffice, a mano, da cui si ottiene il secondo mosto. I due mosti, quello «passito» e quello «cotto» ottenuto dalla bollitura delle altre uve sino alla riduzione di un terzo, vengono poi uniti provocando una fermentazione assolutamente naturale (con i lieviti già presenti nelle uve) che dura fino a due settimane. Dopo due o tre travasi e circa sei, sette mesi di tempo si arriva 
all'imbottigliamento. Il vino è color ambra, intensamente profumato, elegante in bocca e con una discreta persistenza. Non è però particolarmente adatto all'invecchiamento, non supera i due anni. Al palato mantiene eleganza e finezza, discreta persistenza, buon equilibrio, con una piacevole nota amarognola.

Il Condoleo D.O.C.
La zona di produzione del Condoleo è relativa all'intero del territorio del comune di Mandatoriccio Il Condoleo può essere rosso, rosato e novello. La gradazione è di 10,5% vol. min.
I vini a indicazione geografica tipica “Condoleo” rossi e rosati, devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ ambito aziendale, da uno o più vitigni raccomandati e/o autorizzati rispettivamente per la provincia di Cosenza, a bacca di colore corrispondente. Possono concorrere, da sole o congiuntamente, alla produzione dei mosti e vini sopra indicati, le uve dei vitigni a bacca di colore bianco, raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Cosenza fino ad un massimo del 15%. La zona di produzione delle uve per l’ ottenimento dei mosti e dei vini atti ad essere designati con l’ indicazione geografica tipica “Condoleo” comprende l’ intero territorio amministrativo del comune di Mandatoriccio in provincia di Cosenza. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche atte a conferire ai vini le proprie peculiari caratteristiche.
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Il Castello Ducale

fra i più belli e meglio conservati di tutto il Meridione

Il Castello di Corigliano Calabro, fra i più belli e meglio conservati di tutto il Meridione, dovette certamente far parte della linea difensiva -cioè di una serie di fortilizi e avamposti- che il condottiero normanno Roberto il Guiscardo realizzò fra il 1064 e il 1080 nella Valle del Crati, per controllare e assediare le città e i territori insofferenti al suo giogo: tra questi, la vicinissima Rossano bizantina.
La data di costruzione, che si è andata consolidando nel tempo, attraverso i pochi e frammentari documenti storici, è il 1073. “Anno Dominicae Incarnationis 1073… Dux vero a Sicilia in Calabriam veniens, apud Rossanum eiusdem provinciae urbem dolentibus urbicolis castellum firmavit”.
Il Castello, costruito originariamente a mo’ di fortezza, utile solo per il ricovero delle sentinelle e dei corpi di guardia, subì una serie di trasformazioni e rimaneggiamenti, che ne mutarono e ampliarono la struttura originaria, in modo particolare nel periodo angioino e aragonese. Il primo castellano fu un vassallo del Guiscardo, un certo Framundo, proveniente da Losdum in Francia.
A Roberto Sanseverino, IV conte di Corigliano dal 1339 al 1361, fu dovuto il primo adeguamento, che da un lato servì ad adattare parte del Castello a residenza signorile e dall’altro fece assumere all’edificio l’aspetto tipico dell’architettura fortificata in epoca angioina. Secondo la tradizione locale, vi nacque nel 1354 Carlo D’Angiò, che nel 1381 diventerà re di Napoli col nome di Carlo III.
Nel 1487 il Conte Girolamo Sanseverino, implicato nella “congiura dei baroni”, venne privato, dal re Ferrante d’Aragona, di tutti i suoi beni e incarcerato nel Castello Capuano di Napoli.
Dal 1487 al 1495 il Castello fu sotto l’Amministrazione regia, diventando sede di una guarnigione militare. Nel corso di questa parentesi, durata otto anni, il fortilizio venne restaurato per committenza reale, come è attestato dall’iscrizione collocata, con lo stemma d’Aragona, sulla facciata d’ingresso del ponte levatoio, a quel tempo in legno: “Il re Ferdinando d’Aragona figlio del divino Alfonso nipote del divino Ferdinando fece restaurare, con danaro di bronzo raccolto pubblicamente, questa rocca, in rovina per antichità, per tenere in fedeltà i cittadini, nell’Anno del Signore 1490”.
L’intervento è evidenziato dal basso torrione rotondo angolare (oggi Mastio), successivamente innestato sul corpo di fabbrica a base quadrata con torri cilindriche nei vertici, secondo i punti cardinali. È probabile che il “restauratore” aragonese (Rivellino compreso) sia stato Antonio Marchesi da Settignano, allievo del grande Francesco di Giorgio Martini, architetto militare del re a Napoli e noto nelle corti di tutta Europa.
Nel 1515-1516 il Conte Bernardino Sanseverino e poi nel 1540 il figlio Pietro Antonio iniziarono una serie di interventi di ristrutturazione e modifiche, tendenti a sistemare le varie parti della fabbrica: le mura fortificate, le torri, le opere di difesa, l’abitazione, il fossato con parte del camminamento, le prigioni. Questi lavori permisero di opporre, nel 1538, valida resistenza all’assedio del pirata ottomano Kahyr ed-D’in.
Fra il 1616 e il 1649 si perfezionò il passaggio di proprietà del feudo e del Castello di Corigliano dai Sanseverino ai Saluzzo, ricchi imprenditori genovesi, che operavano anche a Napoli.
Nel 1649, Filippo IV concesse ad Agostino II Saluzzo il titolo di Duca di Corigliano, per essersi valorosamente distinto in occasione della rivolta di Masaniello.
Fra il 1650 e il 1720, Agostino II e Agostino III ordinarono nuovi lavori di ristrutturazione e di restauro. In seguito a questi interventi, l’edificio assunse l’aspetto che in buona parte conserva tuttora.


Ad Agostino II si deve la costruzione della torre ottagona (Sopralzo) che sovrasta il Mastio, della Cappella di S. Agostino, di due spaziose rampe di scale di accesso che sostituirono la precedente “salita senza gradi”, di alcune stanze sui lati nord e sud e di altre sopra il Piano Nobile. Sotto Agostino III furono rifatti “gli interni del Castello, furono arricchite di decorazioni varie stanze, messa in opera una balconata esterna alla Sala del Trono” e completati i lavori di restauro di tutte le sovrastrutture e coperture.
Così arricchito e rimesso a nuovo, il Maniero poté ospitare, tra il 27 e il 28 gennaio del 1735, il re delle Due Sicilie, Carlo III di Borbone, che vi fece tappa nel corso del suo viaggio verso Palermo.
L’ultimo assedio della sua storia il Castello lo subì ad opera del generale napoleonico Reynier, che nel 1806 ordinò il saccheggio e l’incendio della città. I cittadini, che vi si erano rifugiati, si arresero quando videro il cannone del maggiore Griois puntato contro la porta principale.
Il 26 novembre del 1828, il latifondo di Corigliano e il Castello vennero venduti da Filippo Saluzzo, ultimo Duca di Corigliano, a Giuseppe Compagna.
Luigi, secondogenito di quest’ultimo, nella seconda metà dell’800, si occupò con particolare cura del maniero ordinandovi nuovi lavori di restauro e di modifica, sia all’interno che all’esterno. Bisogna ricordare la trasformazione del fossato in orto botanico con l’allevamento di animali esotici; le decorazioni della volta della cupola della Cappella di S. Agostino e della Torre Mastio con affreschi ad opera del maestro Girolamo Varni, nonché la realizzazione di alcuni ambienti interni; tra questi, ormai andati perduti, la sala di Apollo, la sala di Venere (entrambe attribuibili al Varni), la sala Rossa, la sala Cinese, la sala degli Stemmi o sala verde.
Nello stesso periodo nella Sala del Trono venne realizzato da Ignazio Perricci da Monopoli il Salone degli Specchi, capolavoro questo dell’arte decorativa barocco napoletana. Il soffitto è affrescato con effetto “trompe-l’oeil”, ossia con una prospettiva aperta su un cielo stellato denominato il “palcoscenico della vita”. L’insieme presenta un ricco arredo, impreziosito da lampadari di cristallo di Boemia.
Il Perricci venne chiamato successivamente a realizzare il Salone degli Specchi al Quirinale.
Nel 1869-1872, lo stesso Luigi commissionò il trittico della «Madonna delle Rose con ai lati Sant’Agostino e Sant’Antonio Abate», al maestro Domenico Morelli, il più celebre ottocentista napoletano. Altre tele di pregevole fattura sono il «San Gerolamo penitente» e «l’Ascensione» attribuite rispettivamente alla scuola napoletana di Luca Giordano e al maestro genovese Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio.
Nel dicembre del 1891, in occasione del soggiorno del re Vittorio Emanuele III di Savoia, allora Principe di Napoli, ospite del barone Francesco Compagna, venne ricavato nella torre sud-ovest, tra il Piano Nobile e le Prigioni, il bagno denominato successivamente del “Barone”.
Nel maggio del 1932 vi fece una breve visita Umberto di Savoia, insieme alla consorte Maria José, all’epoca anch’egli Principe di Napoli e futuro re d’Italia.
Il 9 agosto 1971 l’On. Francesco Compagna vendette il Castello alla Mensa Arcivescovile di Rossano.
L’11 marzo 1979, l’immobile passò dalla Mensa Arcivescovile al Comune di Corigliano Calabro, che lo acquistò dopo una lunga e laboriosa trattativa.
Il Comune di Corigliano, dal 1988 al 2002, su progetto finanziato dalla Comunità Europea, portò a compimento gli ultimi lavori di consolidamento e restauro finalizzati alla realizzazione del Museo Castello Ducale.
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Passeggiata delle Clementine a Corigliano Calabro


































DURATA: 9 ore
RADUNO: da stabilire
Validità: da novembre a febbraio
CONSIGLI: si consiglia di mettere scarpe basse e comode, altrettanto, l'abbigliamento, comodo e leggero.
Programma:
ore 9.00 incontro dei partecipanti al raduno
ore 9.30 partenza per la destinazione
ore 10.00 passeggiata per il borgo e visita ai principali monumenti
ore 11:00 visita al castello ducale.
ore 12:30 incontro presso il ristorante: degustazione dei piatti tipici secondo il menu' proposto dai cuochi della casa.
ore 15:00 passeggiata nelle campagne tra gli agrumeti della Piana di Sibari
ore 16:00 visita ad un  magazzino di confezionamento degli agrumi con la possibilità di degustazione e acquisto delle clementine
ore 18:00 rientro al punto di incontro e partenza dalla località per le proprie destinazioni.
ore 19:00 Fine della passeggiata, arrivederci alla prossima.
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Passeggiata per la città di Corigliano

A Corigliano c’è molto da vedere, pertanto proseguiamo a piedi.

Siamo sicuri che non vi stancherete, perché sarete cosi tanto distratti dalle bellezze di questo paese, che la parola stanchezza sarà dimenticata per questa giornata.
Allora cari miei proseguiamo per Via Roma dove incontriamo Il Maestoso Ponte Canale, acquedotto a due arcate sovrapposte alte 20 mt di costruzione romana. Seguiamo il percorso e saliamo per via San Francesco che porta al Santuario di San Francesco di Paola, patrono della città(metà XV sec.) e il Romitorio del Santo (dove il Santo durante una permanenza a Corigliano ha soggiornato.)Proseguiamo tra i caratteristici vicoli della localtà sino a raggiungere il castello......
DURATA: 9 ore
RADUNO: da stabilire
Validità: tutto l'anno
CONSIGLI: si consiglia di mettere scarpe basse e comode, altrettanto, l'abbigliamento, comodo e leggero.
Programma:
ore 9.00 incontro dei partecipanti al raduno
ore 9.30 partenza per la destinazione
ore 10.00 passeggiata per il borgo e visita ai principali monumenti
ore 11:00 visita al castello ducale.
ore 12:30 incontro presso il ristorante: degustazione dei piatti tipici secondo il menu' proposto dai cuochi della casa.
ore 15:00 visita e passeggiata a Schiavonea
ore 16:00 shopping al centro commerciale
ore 18:00 rientro al punto di incontro e partenza dalla località per le proprie destinazioni.
ore 19:00 Fine della passeggiata, arrivederci alla prossima.
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L'olio

In Calabria la presenza dell’ulivo è documentata almeno sin dal tempo dei Greci (VIII/VII sec. a.C.), quando la pianta arrivò nell' Italia meridionale importata dall'Asia Minore, ma si deve ai Romani, con l’introduzione di importanti innovazioni e il perfezionamento delle tecniche olearie, l’enorme sviluppo e la diffusione di questa coltura antichissima. Alberi sempreverdi e molto longevi, col loro verde argento straordinario, gli olivi sono oggi parte inconfondibile del nostro paesaggio agrario. Gli impianti arborei, veri e propri monumenti della natura, si adattano a terreni anche impervi. La raccolta delle olive, che inizia ad ottobre-novembre, prima della semina del grano, può avvenire con mezzi meccanici, per brucatura o per caduta spontanea sulle reti. Grazie a questa secolare esperienza che la Calabria è ai primi posti tra i produttori di olio italiani. 

La Dop Brutio, è localizzata nella fascia della Sibaritide, delle colline prepolliniche, della valle del Crati e delle colline joniche presilane.
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Acciughe alle Clementine - Piatto Tipico


Ingredienti: Acciughe in salamoia

clementine

foglie di lattuga

olio extravergine di oliva

aceto

sale e pepe.



Preparazione:
Arrotolate i filetti di acciughe, metteteli in una casseruola e copriteli con acqua salata molto calda. Fate cuocere per 10 minuti, scolate e lasciate raffreddare. Sbucciate al vivo le clementine. Mettete la lattuga su un piatto di portata, copritela con le fette di clementine e con i filetti di acciughe. Condite con olio extravergine di oliva, aceto, sale e pepe. 
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Insalata di Clementine e senape - Piatto Tipico

Ingredienti: clementine

avocado

pomodori

lattuga

prezzemolo

senape piccante

aceto,olio extra vergine di oliva

sale e pepe



Preparazione: Tagliate e sbucciate gli avocado. Togliete la buccia alle clementine, anche la pellicina di ciascun spicchio. Tagliate i pomodori a fette sottili. Disponete sul fondo di ogni piatto una bella foglia intera di lattuga. Allineate su questa le fette di pomodoro, i pezzi di avocado e gli spicchi di clementine. Cospargete di prezzemolo tritato quindi condite con una salsa ottenuta emulsionando insieme olio, aceto, sale, pepe e abbondante senape piccante.
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Le Clementine


Le Clementine, pianta sempreverde dall'aspetto rigoglioso, il cui fiore diffonde profumatissime essenze che fanno presagire la dolcezza e la bontà del frutto. Le clementine rappresentano un prodotto d'eccellenza della Piana di Sibari. Il mar Ionio e i monti del massiccio del Pollino proteggono e preservano la Piana dai venti e dalle escursioni termiche, permettendo ai frutti coltivati in questo lembo della Calabria di sviluppare pienamente le proprie caratteristiche qualitative. Le clementine della Piana di Sibari sono ricchissime di vitamine C e A, potassio, sodio, pigmenti e sali minerali, fonte di salute per l'uomo, tanto da essere definite il frutto della salute, del benessere e della bellezza.
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Passeggiata del 25 Aprile a Corigliano

DURATA: intera giornata
RADUNO: da stabilire
Validità: 24 - 25 Aprile
CONSIGLI: si consiglia di mettere scarpe basse e comode, altrettanto, l'abbigliamento, comodo e leggero.
Programma:
ore 9.00 incontro dei partecipanti al raduno
ore 9.30 partenza per la destinazione
ore 10.00 visita al Santuario di San Francesco di Paola
ore 11:00 visita al castello ducale.
ore 12:30 incontro presso il ristorante: degustazione dei piatti tipici secondo il menu' proposto dai cuochi della casa.
ore 15:00 passeggiata tra le vie del borgo e shopping presso i botteghini. Nei giorni 23 e 24 seguiremo l'itinerario del Santo
ore 20:00 incontro presso il ristorante: degustazione dei piatti tipici secondo il menu' proposto dai cuochi della casa.
ore 22:00 raduno per la fiaccolata seguendo l'itinerario del Santo.(valido solo per il 24 Aprile)
ore 23:00 rientro al punto di incontro e partenza dalla località per le proprie destinazioni.
ore 00:00 Fine della passeggiata, arrivederci alla prossima.
Nota: per il 25 aprile è previsto la stessa passeggiata sino alle ore 20:00 dalle 22:00 inizio concerto in piazza seguiranno i fuochi pirotecnici alla fine dei fuochi rientro al raduno e partenza per le proprie destinazioni.
ore 01:00 Fine della passeggiata, arrivederci alla prossima.
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Palazzo delle Fiere - Quadrato Compagna

è il biglietto da visita del borgo marinaro e turistico
Imponente costruzione con quattro porte a colonnato, edificato nel 1850 per dare impulso alle due grandi fiere che si tenevano ogni anno a Corigliano, il Quadrato Compagna situato all’ingresso di Schiavonea è il biglietto da visita del borgo marinaro e turistico.
Dirimpetto al Santuario di Maria ad Nives, l’antico Palazzo delle Fiere è uno dei più importanti monumenti che il centro sibarita può vantare. Dai locali ampi e accoglienti, è ricco di spazi verdi al suo interno nonché di muretti funzionali e locali-box adibiti a sede di associazioni socio-culturali, ricreative e di solidarietà sociale.
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